Cosa è il sex counseling

Cosa è il sex counseling

Il sex counseling si occupa di prendere in esame le disfunzioni psicosessuali, ossia tutti quei disturbi della sessualità femminile in cui prevale l’elemento psichico.

Uno degli elementi che differenziano il sex counseling da altre terapie è l’approccio olistico ai problemi sessuali, avendo ben in mente che la sessuologia è una scienza multidisciplinare e che studia l’elemento “Donna” nella sua globalità.

Proprio a testimoniare il fatto che il sex counseling è una terapia olistica, nel nostro centro applichiamo tecniche Tantra per aiutare la donna a riscoprire la propria femminilità e vivere la sessualità in maniera appagante.

Si tratta di una disciplina abbastanza giovane, che non ha ancora raggiunto la sua dignità e il giusto rispetto che le compete rispetto ad altre terapie che affrontano i medesimi problemi (psicologia, medicina tradizionale ed endocrinologia) ma, se viene effettuata nel modo giusto, una risoluzione del problema ottenuta con metodi olistici, ed in tempi rapidi, ha la stessa valenza di quella ottenuta dopo anni di terapia tradizionale.

Differenza tra il sex counseling ed altre modalità di intervento

Il sex counseling ha origine nel secondo dopoguerra e si basa sugli studi di Master e Johnson e di Helen Kaplan riguardo ai problemi sessuali e alla loro risoluzione.

La differenza rispetto alle altre terapie classiche, come la psicanalisi e le terapie relazionali, è che non punta a ristrutturare in profondità la personalità della donna ma solo a risolvere il sintomo sessuale. Questa convinzione si basa sul fatto che spesso i problemi sessuali non derivano da problemi profondi ma da problemi più superficiali e di più semplice risoluzione.

Quindi lo scopo della terapie di sex counseling è la rimozione di questi ostacoli immediati per ottenere una vita sessuale soddisfacente.

La domanda principale da porsi è: “Come superare il problema?”.

Sarà compito di altre discipline lavorare sulla psiche dell’individuo più in profondità, ed in maniera più radicale, rispondendo alla domanda “Perché si è creato il problema?”. Questi metodi si attueranno quando la disfunzione sessuale è solo un sintomo marginale di problemi molto più seri.

Per le coppie in cui il disturbo sessuale è fortemente legato a problemi di relazione è, invece, più consigliata una terapia relazionale.

Questo non vuol dire che il sex counseling sia una terapia di serie B, ma solo che è efficace quando le disfunzioni sessuali non sono legati a problemi psichici più gravi dove la disfunzione è solo uno dei sintomi più evidenti. Comunque anche in questo caso si andrà ad analizzare la psiche della donna ma sarà inserita in un discorso di più ampio respiro.

La differenza del sex counseling rispetto alle altre terapie è solo nel modo in cui si ottengono i risultati e non sulla stabilità o sulla loro efficacia.

Altra differenza è che si tratta di terapie che prevedono il ruolo attivo della donna e l’assegnazione di compiti ed esercizi (mansioni) da effettuare tra una seduta e l’altra.

Obiettivi del sex counseling

L’obiettivo del sex counseling è di risolvere i disturbi sessuali della donna modificando l’idea che si era fatta di sé, dell’uomo e del suo disturbo, attraverso nuovi comportamenti. Finché non avviene questo cambiamento sarà difficile risolvere il problema.

Ricordiamoci che una terapia di sex couseling mira a risolvere in maniera stabile il sintomo della disfunzione sessuale e non a cambiare in profondità la struttura del paziente.

Il criterio di base da seguire è quello di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, ossia bisognerà cambiare soltanto ciò che è necessario a rimuovere il sintomo e soddisfare le necessità della donna.

Le regole della terapia di sex counseling

Una terapia di sex counseling si basa su alcuni concetti e regole ben definite, ed è importante averle ben chiare proprio per iniziare a dare a questa scienza una connotazione ben precisa e non fornire l’idea che si fondi su tecniche suggestive e fantasiose.

Una terapia di sex counseling è una terapia strategica: il sex counselor ha in mente gli obiettivi da raggiungere nel caso in esame e pianifica una serie di azioni per arrivare agli scopi prefissati. Il suo scopo non è solo quello di risolvere il problema nell’immediato ma di mantenere nel tempo lo stato di benessere raggiunto.

Per raggiungere questi obiettivi sarà necessario lavorare sulle emozioni della donna, sui suoi comportamenti, sulle sue convinzioni riguardo la sessualità ed, eventualmente, sull’interazione di coppia. In pratica è un cammino per la riscoperta di Sé.

Una terapia di sex counseling ha una struttura ben definita: i primi incontri servono per analizzare il problema e ridefinirlo nella maniera corretta. Dovrà essere ben chiaro, sia al terapeuta e sia alla paziente, cosa si vuole ottenere, se l’obiettivo è realisticamente raggiungibile, quali sono le tappe intermedie necessarie per il raggiungimento dell’obiettivo e quali i possibili impedimenti che si potranno incontrare. Alla fine di ogni seduta verranno assegnati alcuni compiti, da fare singolarmente o in coppia, che verranno analizzati all’inizio della seduta successiva.

Una terapia di sex counseling è di breve durata, con sedute settimanali, ed in genere non dovrebbe superare un anno. Se il sintomo non si risolve il questo lasso di tempo vuol dire che il problema ha origini profonde e che dovrebbe essere trattato in altro modo.

Naturalmente la sessualità è una parte integrante della donna e non può essere scollegata da tutto il resto, quindi è probabile che affrontando le problematiche sessuali inizino ad emergere problemi in altre aree. Sarà compito del sex counselor capire di quali aree occuparsi e quali trascurare, seguendo la regola di affrontare solo i problemi che sono di impedimento al corretto procedere della terapia sessuale.

Le mansioni sessuali (esercizi sessuali)

Sex Counseling mansioni sessualiLe mansioni sessuali sono determinati esercizi che vengono assegnati alla fine di ogni seduta come parte integrante della terapia. Il loro scopo è guidare la donna all’esplorazione della propria sessualità, esporla gradualmente alle emozioni sessuali, sviluppare l’aspetto genitale della sessualità ed attuare comportamenti diversi da quelli normalmente compiuti per portare ad un cambiamento. Comportandosi in maniera diversa, scopre che può essere diversa e mette in discussione l’idea che si era fatta di sé fino a cambiarla. In pratica sperimenta se stessa in nuove situazioni e cambia in seguito a tale esperienza.

Per ottenere un risultato duraturo non basta comunque compiere un comportamento differente, perché il sintomo è anche legato ad un fondamento emotivo che interagisce sulle proprie convinzioni ed è proprio questo che deve essere modificato. Se il cambiamento comportamentale non induce un cambiamento emotivo, il sintomo si ripresenterà in poco tempo.

Ricordiamo che le mansioni sessuali sono parte integrante, e fondamentale della terapia, quindi sono dei compiti prescritti dal terapeuta che “devono” essere eseguiti e non possono essere di carattere spontaneo. In pratica sono dei veri e propri compiti che devono essere portati a termine ma non devono essere considerati comunque spiacevoli.

Le mansioni sessuali vanno prescritte alla fine di ogni seduta (in quanto è legata agli argomenti appena discussi), devono essere fornite in un linguaggio comprensibile che non dia adito a fraintendimenti e il terapeuta deve verificare con il paziente se siano “fattibili”. Se si manifestano difficoltà nel loro svolgimento è opportuno apportare tutti i cambiamenti necessari per renderle operative.

Fondamentale è poi discutere nella seduta successiva delle mansioni che sono state eseguite per mettere in evidenza le emozioni provate, i problemi riscontrati e le nuove scoperte che sono state effettuate.

Le mansioni sessuali sono strutturate in differenti itinerari a seconda del problema sessuale da risolvere ma si sviluppano tutte in alcuni punti fondamentali:

  • la conoscenza di sé,
  • la conoscenza dell’altro e di sé tramite l’altro,
  • la conoscenza del proprio piacere (emozioni proprie),
  • la conoscenza del piacere di coppia (condivisione delle emozioni).

Per “conoscenza di sé” si intende la conoscenza del proprio comportamento dal punto di vista sessuologico, del proprio corpo, dei propri desideri e come si risponde agli stimoli sessuali. Questo punto di partenza è fondamentale perché spesso le persone non si conoscono, o preferiscono evitare di conoscersi a fondo, per paura di scoprire qualcosa che potrebbe non piacergli.

Per “conoscenza dell’altro e di sé tramite l’altro” si intende che il partner diventa uno specchio da utilizzare per osservarsi e conoscersi meglio.

Nella “conoscenza del proprio piacere” si sperimenta il piacere sessuale al fine di soddisfare i propri desideri.

Infine nella “conoscenza del piacere di coppia” si scoprono i comportamenti per procurarsi reciprocamente il piacere.

Il contratto terapeutico

Il contratto terapeutico è un punto fondamentale della terapia in quanto esplicita le regole che intercorrono tra sex counselor e paziente; in pratica è un vero e proprio accordo che le parti si impegnano a rispettare.

Il contratto terapeutico è un documento che contiene le seguenti informazioni:

  • la situazione attuale: la descrizione del disturbo che causa malessere e che si vuole risolvere,
  • gli obiettivi da raggiungere: quale è il punto di arrivo che ci si aspetta dalla terapia. Vedremo in seguito come dovrà essere formulato un obiettivo nel modo giusto,
  • gli strumenti: ossia la strategia che si metterà in campo per portare agli obiettivi prefissati,
  • il rapporto: ossia i ruoli che ognuno deve interpretare e che deve seguire per la buona riuscita della terapia.

Ritornando ad un concetto espresso precedentemente è importante prestare attenzione al linguaggio che si utilizza nel contratto e soprattutto verificare che sia compreso dal paziente, magari facendocelo ripetere con le sue parole. Un contratto che non viene capito bene in tutti i suoi termini potrebbe compromettere l’intera terapia.

Il contratto terapeutico, una volta scritto e firmato, non deve rimanere nel cassetto ma dovrà essere tirato fuori più volte durante la terapia per vedere il punto in cui si è arrivati oppure per giustificare la strategia seguita ed i compiti che vengono assegnati.

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